In volo con il T-33

Testo e foto di Carlo Tripodi

Premessa: l’articolo che leggerete è stato pubblicato da Giorgio Ciarini qualche anno fà. Da più parti ho avuto la richiesta di ripubblicarlo correggendo qualche inesattezza fattami notare da chi mi aveva portato in volo e aggiungendo qualche nota relativa all’oggi ultra novantenne  Colonnello  Bruno Miotto.

Fra gli amori giovanili ce ne è uno speciale, il 9° Stormo di Grazzanise (allora 4ª Aerobrigata). Trascorrevo intere giornate al di fuori della rete aeroportuale già fin da quando decollavano gli F-86, poi arrivarono i F-104.

L’amore nasce un 4 novembre degli inizi degli anni ’70 . La base era aperta al pubblico ed io, non potendo utilizzare la macchina fotografica poiché proibito, inizio a fare uno schizzo del seggiolino del 104 per usi modellistici. Qualcuno mi battè  un colpetto sulle spalle e mi chiese cosa stessi facendo; era una Capitano dell’Aeronautica Militare  che cominciò a farmi un “terzo grado” passando pian piano a darmi del “tu” dicendomi di essere un pilota del X Gruppo, che progettava e costruiva modelli volanti radiocomandati, aquiloni e che era anche  un velista .e paracadutista. Appassionato di fotografia, meteorologia e astronomia ,si era costruito un telescopio con cui seguiva i movimenti del satelliti galileani e gli anelli di Saturno.

Nacque così una lunga amicizia con il Cap.Bruno Miotto. Ben noto allo Stormo per essere il più basso pilota del X° Gruppo che quando si addestrava sul T-6 aveva bisogno di un cuscino ma che sul  Martin Baker, seggiolino del 104, poteva allungare la pedaliera di una tacca!, Miotto ricorda che il Cap..Pietro Nerva,  uno spilungone, un giorno lo fece sedere su di una panchina sedendogli accanto…”erano alti uguali!” !

La sua statura allora come oggi è stata sempre una croce. Il Ten.Col. Egisto Andalò, Comandante del X  scriveva sulle sue note caratteristiche, alla fine degli anni’50 “ Miotto Bruno non si presenta bene a causa della sua statura al di sotto della media, Però…….”.  Per contro, un altro Comandante del X , il Ten.Col. Rosario Alderisi quando lasciò il Gruppo, da napoletano  verace gli dedicò un eloquente poster “” L’omm nun se misura a palme….””

Un bel giorno gli chiedo se c’era a possibilità di fare un volo sul T-33 (allora unico velivolo biposto dello Stormo). Per niente meravigliato mi fornisce tutte le indicazioni per iniziare la procedura di richiesta ufficiale allo Stato Maggiore, la cui risposta veloce e…positiva, vincolando il volo alle visite mediche e alle prove attitudinali. Presso l’Aeroporto di Capodichino c’era l’Istituto Medico Legale dell’Aeronautica. Tre giorni di esami e mi abilitano al volo su jet come passeggero e…resto in attesa di una favorevole “finestra” senza interferire con le normali attività addestrative dello Stormo. Una telefonata mi avverte della data del volo. La sera precedente l’evento passa insonne e di prima mattina sono in Base. Assisto al briefing dei piloti che vanno poi alla vestizione e a me spetta ascoltare e memorizzare le meticolose informazioni sulle procedure di emergenza. Poi passo ad indossare la tuta di volo e mi assegnano un casco. Con Bruno, sarà lui il mio Comandante. Mi avvicino alla piazzola dove ci aspetta il T-33 “9-32”, già approntato per il volo dagli specialisti. Accompagno Bruno nel giro di ispezione del velivolo, monto sulla scaletta e mi sistemo al posto posteriore dove uno specialista mi assicura al seggiolino, praticamente “incollandomi” ad esso, lasciandomi libere gambe e braccia. Mi viene passata la mia fedele Olympus con tutte le raccomandazioni di tenerla al collo e di mantenerla saldamente impugnata.

Sale a bordo anche il Comandante, stessa procedura di “incollaggio” al seggiolino: Alla fine  indossa il casco e mi invita a fare lo stesso: maschera sul viso e da quel momento ci si parla tramite interfono: Il carrellino esterno fa arrivare la corrente a bordo. Tutto ok. Bruno attua la messa in moto del reattore J33 a compressione centrifuga mettendo l’interruttore su START. Il motorino elettrico fa girare il compressore, il numero di giri aumenta ed il carburante comincia ad affluire nelle camerte di combustione. Lo strumento che indica la temperatura dei gas  mi dice che è avvenuta l’accensione. Al 35% di giri Bruno mette la manetta su IDLE (minimo). Ora siamo autonomi, via il carrellino esterno ed iniziamo i controlli in cabina. Si mette in funzione l’inverter, si passano su ON tutti gli interruttori del TACANI, l’IFF, la Radio. Il primo controllo è per l’amperometro. Lo specialista a terra fa cenno di alzare i flap (erano a 45°), per poi portarli a 30°, la posizione di decollo: La pressione idraulica comincia a scendere per poi risalire a 100 psi. Si inserisce la pompa del carburante del serbatoio in fusoliera, si accende l’ADF, il pitot, il sistema antighiaccio, l’anticollisione. Tutta la check list viene meticolosamente rispettata passo dopo passo ed incomincio ad avere seri dubbi di ricordare tutte le raccomandazioni che mi erano state fatte. Gli specialisti tolgono le spine di sicurezza e Bruno chiama la Torre di Controllo…”Valle 32”chiede l’autorizzazione al decollo come da piano di volo”…”Valle 32 autorizzato al rullaggio per pista 24, QNH 1015, calma di vento, stop orario 12…”. La voce di Bruno mi romba nell’auricolare “Libero”: è il comando per togliere le mani dalle guide del tettuccio e dopo pochi secondi “clack, clack” il tettuccio è chiuso e nello stesso tempo ho la certezza di aver dimenticato tutto! Mi affido all’esperienza del Comandante e …alla benevolenza di Qualcuno più in alto.

Il motore sibila, vengono tolti i “tacchi” dalle ruote, colpo di motore all’80%, pompatina sui freni e si incomincia il rullaggio sul raccordo controllando che tutti gli strumenti abbiano i corretti parametri. Si controlla anche il movimento delle superfici di controllo, l’erogazione dell’ossigeno, il virosbandometro (pallina-paletta…). Nessuna luce rossa è accesa si controllano la funzionalità delle tips alari, ci si allinea sulla pista, si supera con un piccolo sussulto il cavo della barriera di arresto, freniamo, controllo della bussola ed in cuffia arriva “Valle32 autorizzato al decollo”. La manetta viene progressivamente portata prima aal’85% e poi al 100%…la pressione è sui 150psi, il manometro dell’olio segna 35psi, la temperatura è sui 150°C e acquisiamo velocità: a 90-100 nodi si alza il ruotino, qualche attimo dopo anche il carrello principale perde la presa col terreno e rientra nei portelloni…, a 130 nodi rientrano anche i flap… siamo in volo.

Virata a destra e ci dirigiamo in salita per raggiungere la zona operativa che ci è stata assegnata, sul Matese. Bruno mi invita ad “assaggiare” la cloche e mi sorprende la piccola ampiezza dei movimenti e la durezza della pedaliera: mi rendo conto di pilotare uno “Shooting Star” . Raggiungiamo i 15mila piedi e Bruno mi dice di alzare la testa…sopra di noi si sono materializzati quattro”104” in formazione a rombo tanto vicini da non entrare nel mirino fotografico e molto deformati dalla curvatura del tettuccio. Volano con una tacca di flap e noi al massimo della potenza per stargli dietro.  Ci spostiamo di lato in ala destra allo stesso livello e la formazione si trasforma a bastone… una inquadratura che vale tutto il volo! I piloti erano Nizzi, Lotito, Bartoletti e Polini. I Cacciatori di Stelle si dividono in coppia e spariscono alla nostra sinistra. La foto fu poi donata alla Stormo che per anni la utilizzata come gadget per i visitatori VIP.

La nostra “Stella Filante” è sola nel cielo: Bruno mi raccomanda di tener ben salda la macchina fotografica… faremo qualche figura acrobatica. Iniziamo con un rollio lento sull’asse longitudinale, un paio di “tonneaux” cui seguono tre “looping” il primo dei quali mi trova impreparato. Muso in giù, più giù, ancora più giù col motore al minimo e poi comincia la richiamata che mi schiaccia sul sedile, con la testa reclinata che non riesco ad alzare, la macchina fotografica che pesa come non mai. Si comincia a salire, il motore ci aiuta, i “g” diminuiscono (scoprirò di averne incassati 5 ) e al vertice, con la testa all’ingiù, la piacevole sensazione dell’assenza di gravità.

E’ ora di rientrare, prua a 270°e pochi minuti dopo siamo sul mare di Terracina. Bassissimi non più di una cinquantina di metri, vedo dei punti neri sfrecciare su di un mare speculare.. realizzo che sono barche da pesca. Arriviamo a Gaeta ancora bassi e cominciamo a salire a 2500 piedi e a 280 nodi. Al traverso di Baia Domizia iniziamo l’avvicinamento a Grazzanise: atterreremo per la “06”.

Motore all’83%, scendiamo a 2000 piedi, siamo sul finale, motore al 60%, inclinati di 60°, aerofreni fuori (che rumore e quante vibrazioni), comincia a suonare un allarme e contemporaneamente si accende una luce rossa che avverte che il carrello è retratto…, 180° di virata, siamo a 190 nodi…, giù il carrello e gli ipersostentatori, controllo freni, virata finale di allineamento, la velocità è di 140 nodi…120…115 e siamo sulla testata pista… a 105 nodi si toglie motore e quasi in silenzio tocchiamo terra: la mia avventura è finita…un’esperienza che mi rimarrà per sempre impressa nella memoria, tanto da permettermi di raccontarla 40 anni dopo come se fosse ieri. Sul Valle 32 farò un altro volo ma con il comandante di gruppo, l’allora Colonnello Sgrosso poco prima del ritiro della radiazione del T33. Verranno poi i Macchi 326, il 339 e altri voli… altre esperienze ma il primo amore non si scorda mai.

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