Guerra Fredda 2.0

di Giuliano Ranieri e Alessio Virdò

Foto Marina MIlitare e U.S. Naval Forces Europe and Africa U.S. Sixth Fleet

I più maturi sono sicuramente legati a “Caccia a Ottobre Rosso” con Sean Connery e Alec Baldwin, i più giovani forse conoscono meglio “Hunter Killer” con Gerard Butler o “Allarme Rosso” con Denzel Washington e Gene Hackman, ma uno degli anelli di congiunzione tra le diverse generazioni di appassionati di tematiche militari è sicuramente il fascino che ha su ciascuno di noi la guerra sottomarina.

 

Da qualche mese a questa parte, ciò che potevamo apprezzare solo seduti sul divano di casa e premendo i pulsanti della nostra Smart TV, è diventato di stretta attualità, in conseguenza dell’attacco della Russia ai danni dell’Ucraina, che va avanti ormai da oltre sei mesi.

Il Mediterraneo è diventato improvvisamente il centro nevralgico di un nuovo capitolo della Guerra Fredda, che da trent’anni sembrava ormai un triste ricordo. Attualmente è in corso un vero e proprio “marcamento a uomo”, per usare un concetto calcistico di immediata comprensione, tra navi russe e navi italiane. Le prime sono entrate nel “Mare Nostrum” posizionandosi all’altezza del Canale d’Otranto, braccio di mare che separa la penisola italiana dalle coste dell’Albania, per poi risalire parzialmente nell’Adriatico per cercare di creare ostruzionismo ai movimenti del gruppo da battaglia della portaerei statunitense USS Truman (CVN 75). Le principali unità della formazione russa sono rappresentate dall’incrociatore Varyag, gemello del Moskva, nave andata perduta nel Mar Nero, e dal caccia Ammiraglio Tributs, sulle quali il nostro Comando Navale ha fatto convergere due nostre FREMM, la capoclasse Carlo Bergamini (F590) e nave Antonio Marceglia (F 597), mentre il Primo Longobardo (S 524), sommergibile della Classe Sauro, in zona di operazioni con funzioni di pattugliamento, ha incrociato la rotta della fregata Ammiraglio Grigorovich. Come se non bastasse, si sono alzati in volo anche diversi ATR-72 ed elicotteri EH-101, oltre alla fregata Libeccio (F 572), una delle ultime unità Classe Maestrale ancora in servizio. Si è trattato in sostanza di un vero e proprio “Show of Force” da parte di entrambi gli schieramenti.

Proprio il nostro sommergibile Primo Longobardo ha fornito un servizio fotografico ad alta risoluzione, scattato dal proprio periscopio optronico, di tutto il naviglio russo, da una distanza che, in caso di battaglia, difficilmente avrebbe dato scampo alle unità avversarie, potendo lanciare praticamente senza possibilità di errore i propri siluri. L’unità italiana ha tenuto fede alla nostra tradizione sommergibilistica che si è distinta durante il secondo conflitto mondiale.

Il confronto è durato circa due settimane, poi le navi russe si sono spostate più a sud, nel Mar Ionio, dove è accertata la presenza di almeno un sottomarino nucleare americano, l’USS Florida (SSGN 728), Classe Ohio, ma fonti verificate segnalano che almeno un altro paio di battelli USA si trovano nello stesso scacchiere. Sempre nell’area del Mediterraneo si trova, infatti, il Gruppo da Battaglia (Carrier Strike Group) di una seconda portaerei Classe Nimitz, la USS George H.W. Bush (CVN 77).

Gli uomini, e le donne, che operano a bordo dei nostri battelli, soprattutto i nuovi Classe Todaro, si distinguono in occasione delle esercitazioni annuali o biennali alle quali prendono parte con gli altri paesi dell’Alleanza Atlantica, nel corso delle quali sono letteralmente sbucate sotto il naso di portaerei americane, francesi e britanniche senza essere intercettate dai loro sistemi di ascolto o da quelli delle loro navi-scorta.

Nonostante si tratti a tutti gli effetti di sottomarini, con le caratteristiche peculiari di tali unità, vale a dire velocità in immersione maggiore di quella in superficie e capacità di navigare in immersione fino a tre settimane, la Marina italiana ha preferito continuare ad adottare il termine “sommergibile” per i propri battelli, proprio per rendere omaggio alla nostra immensa tradizione sommergibilistica. I moderni Classe Todaro (versione italiana dei U-212 tedeschi), rappresentano quanto di più avanzato ci sia al mondo nell’ambito dei battelli convenzionali.

Unitamente alle otto fregate Classe Bergamini, alla portaeromobili STOVL Cavour (C 550), alla LHD di prossima entrata in servizio Trieste (L 9890), e ai velivoli imbarcati Lockheed Martin F-35B, tali assetti ci consentono di definire la nostra Marina come la più efficiente di tutto il Mediterraneo.

La presenza russa nel Mediterraneo, citando alcune fonti, ha avuto una punta massima di circa venti unità tra navi e sottomarini e tale presenza, citando le parole del Capo di Stato Maggiore della Difesa Ammiraglio Giuseppe Cavo Dragone, «è destinata ad aumentare negli anni a venire».

Il Mediterraneo è solo un piccolo tassello degli Show of Force in atto tra i diversi schieramenti. Basti pensare, infatti, che l’LHD USS Kearsarge (LHD 3), nave portaeromobili d’assalto anfibia classe Wasp, in grado di imbarcare venti velivoli AV-8B Harrier ed elicotteri antisom, oltre a diverse unità di Marines, è in pattugliamento nel mar Baltico, in grado di intercettare qualunque cosa prenda il mare dalle basi di Kaliningrad o San Pietroburgo. Sempre nella stessa zona è segnalato il sottomarino Classe Ohio USS Georgia (SSGN 729), precisamente al largo delle Isole Faroe.

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