Airmobile Permanent Training III

Testo e foto Luigi Sani e Alessandro Palantrani

Nato nel 2015, l’Airmobile Permanent Training (APT) è giunto questo giugno alla sua terza edizione.

L’APT nasce da un’idea del Comandante della Brigata Aeromobile “Friuli”, Generale di Brigata Paolo Riccò, con lo scopo di addestrare simultaneamente task group aeromobili rischierabili, in caso di necessità, in qualunque parte del mondo  e nel più breve tempo possibile, una forza di pronto intervento che non necessita di ulteriori attività di integrazione e approntamento.

In questo tipo di attività, grande attenzione viene posta alla standardizzazione delle procedure tecnico-tattiche  (TTP), fondamentali per poter operare in sicurezza e in sinergia con componenti straniere di Paesi amici o Alleati.

Gli elicotteri nell’ APT III

Gli elicotteri della Brigata Aeromobile “Friuli” possono essere utilizzati in diversi “pacchetti” a seconda del tipo di missione, minaccia e morfologia del terreno della zona di operazioni.

Si va da pacchetti omogenei composti da due elicotteri da esplorazione e scorta Mangusta AW-129D  o da due elicotteri da trasporto tattico UH-90ETT a pacchetti non omogenei  “ formati su misura” composti da un AW-129D ed un UH-90ETT . Questi diversi accoppiamenti vengono indicati, come fa l’US ARMY, con un colore che ne identifica il livello di minaccia nel quale andranno ad operare:

– Red Team per scenari ostili;

– Purple Team per le operazioni di supporto e sostegno logistico in scenari in cui la minaccia non è tale da richiedere l’impiego del Red Team;

– Blue Team, per scenari non ostili (2 UH-90ETT).

La Brigata “Friuli” esprime la massima flessibilità di impiego con il Purple Team, nel quale operano in maniera integrata il flessibile UH-90ETT ed il Mangusta a fare da deterrente.

Gli elicotteri così “assortiti” permettono quindi di poter effettuare le seguenti missioni:

– Trasporto di materiale;

– Trasporto di personale;

– Medevac;

– Recupero personale isolato;

– Esplorazione;

– Scorta;

– Ricognizione.

L’esercitazione

Abbiamo avuto la possibilità di partecipare all’APT III che si è svolta dal 20 al 24 giugno 2016 in una vasta area addestrativa che comprendeva:

– Area addestrativa del 7° Reggimento Aviazione dell’Esercito “Vega”;

– Sito 14 (Lido delle Nazioni);

– Sito 15 (Cervia);

– Aerocampo di Ravenna;

– Aerocampo di Lugo;

– Poligono Foce Reno.

L’esercitazione, diretta dal Comandante della Brigata Aeromobile “Friuli” Generale di Brigata Paolo Ricco’, si è svolta in più fasi:

– Approntamento (dal 6 al 19 giugno);

– Pianificazione e condotta (dal 20 al 24 giugno).

Le unità coinvolte sono state le seguenti:

– 66° Reggimento fanteria aeromobile “Trieste” con sede in Forlì;

– 5° Reggimento AVES “Rigel” con sede in Casarsa della Delizia;

– 7° Reggimento AVES “Vega” con sede in Rimini;

– 2/121° Reggimento Artiglieria Contraerea con sede in Rimini;

– 185° Reggimento Ricognizione e Acquisizione Obiettivi con sede in Livorno;

– 6° Reggimento Supporto Logistico Generale con sede in Budrio;

– 7° Reggimento Trasmissioni “Sacile” con sede in Sacile;

– Brigata RISTA – EW con sede in Anzio;

– Media Combat Team della Brigata Alpina Julia.

Il personale ed i mezzi impiegati sono stati i seguenti:

– 403 ufficiali, sottufficiali e graduati di truppa e militari;

– 18 elicotteri (8 Mangusta, 6 UH-90, 2 UH-205,1 UH-412, 1 CH-47);

– Sistemi Raven;

– Sistemi C4I Safe Strike;

– Sistemi Rover;

– Sistemi Stinger;

– Sistemi Skyguard Aspide.

Per la prima volta ha operato un CH-47 del 1° Reggimento AVES Antares con a bordo squadre del 66° con compiti di QRF ed alcuni elementi del Reggimento Operazioni Speciali dell’Esercito (REOS). Durante la nostra visita è stato simulato l’attacco ad un compound nel quale erano riuniti alcuni miliziani e probabilmente qualche pedina importante della fazione secessionista della Bothnia.

Veniva inviato il Task Group Tuono composto da un paio di Mangusta e due UH-90 con a bordo due squadre di fanti del 66° “Trieste”.

La situazione veniva tenuta sotto controllo in tempo reale anche al campo base grazie ai sistemi Raven e Safe Strike ed aggiornata in continuazione.

Dopo il fuoco di saturazione degli AW-129D, dagli UH-90 sono sbarcati i militari che in un tempo veramente brevissimo sono riusciti a bonificare la zona dagli ultimi ribelli.

A dimostrazione del grande realismo dell’esercitazione, è stata simulata una grave avaria ad uno dei Mangusta proprio prima del rientro dalla missione con seguente atterraggio pesante. Un tale evento , in ambiente ostile ed alle quote basse in cui operano i nostri elicotteri, non è cosa rara.

I fanti del 66° si sono subito schierati a difesa dell’ elicottero e dalla base è stato subito attivato il Task Group Artiglio, specializzato in Personnel Recovery e formato anch’esso da UH-90 e AW-129D.

Giunti in zona operativa, dagli UH-90 dell’Artiglio è sbarcato personale dotato di particolari attrezzature adatte a tagliare le lamiere del Mangusta incidentato al fine di poter liberare i piloti; nel frattempo gli altri AW-129D ed il personale del 66° si occupavano della sicurezza dell’area.

Liberati ed identificati i piloti del velivolo incidentato, tutti rientravano sani e salvi alla base.

Quello che veramente ci ha colpito è stata l’estrema professionalità di tutti i partecipanti all’evento. Tutta l’operazione è durata veramente pochissimo, permettendo agli uomini di rimanere esposti, in zona ostile, per brevissimo tempo.

E tutto questo grazie all’elevatissimo grado di addestramento di tutti i reparti coinvolti.

La logistica

L’approccio APT è necessariamente multidisciplinare e omnicomprensivo e per la prima volta ha incluso, in maniera sistematica, anche gli aspetti afferenti al sostegno logistico che per le unità aeromobili assume tratti decisamente peculiari.  Esso, infatti, deve essere funzionale a soddisfare simultaneamente:

– esigenze particolare dalla componente ad ala rotante e di fanteria aeromobile (che differiscono significativamente da quelle delle “normali” unità terrestri);

– parametri particolari ed estremamente variabili che condizionano le operazioni (in primis, il tipo di missione e l’ambiente operativo ove questa viene condotta);

–  fattori ambientali/naturali fortemente condizionanti l’impiego degli elicotteri (quali ad esempio, fattori meteorologici e geografici);

–  elevati consumi, sia in termini di carbolubrificanti che di munizionamento e conseguente difficoltà di garantire l’alimentazione delle forze azione durante.

Ne discende che, sia la componente aerea che la componente terrestre richiedono, per essere impiegate in maniera ottimale, un sostegno logistico aderente, flessibile e dedicato. Vanno, inoltre, tenute in considerazione non solo le caratteristiche intrinseche degli assetti aeromobili (quali la versatilità, la mobilità, la flessibilità, la velocità di esecuzione e la sorpresa) ma, per contro, anche le limitazioni proprie di tali assetti.

In particolare, alcune di queste limitazioni che condizionano l’impiego di tali unità (come altitudine e temperatura, carico utile, distanza, impatto delle condizioni meteo e di visibilità e la sicurezza in zona di operazioni), devono essere attentamente ponderate in sede di pianificazione per i loro importanti risvolti sull’attività operativa.

Al fine di garantire un supporto logistico aderente ed efficace, anche in relazione alle succitate tipicità, risulta necessario predisporre uno strumento logistico in grado di:

–  proiettare in profondità le risorse indispensabili a garantire la massima aderenza in alcune fasi della missione, generalmente in riferimento ad attività legate al rifornimento (es. carburante e munizioni);

–  svolgere tutte le altre attività logistiche in aree arretrate scelte in funzione della sicurezza e della protezione delle unità logistiche e delle unità aeromobili a favore delle quali operano (attività manutentive di aderenza e di sostegno).

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